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martedì, 26 aprile 2005
 

Cantiere Navale

E' stato un weekend piovoso. Come per almeno metà Italia che tanto agognava un poco di sole e di bel tempo. E almeno metà Italia è rimasta delusa. Lasciando poi perdere il fatto che oggi sono chiusa in uffico e fuori a Milano, dico a Milano!, c'è un sole a tutto tondo, caldo e giallo come non mai. E 22 gradi. Scherzi del destino?

 Comunque questo fine settimana lungo ha portato sorprese e una rilassamento che cercavo da molto. Ho ritrovato il Mare incazzoso come piace a me e la vita di barca. Questa volta però era una vita di barca un po' diversa. E' stata una giornata di cantiere, cantiere navale per l'esattezza. Un posto che per alcuni apetti sembra il cimitero delle barche, ma che visto da dentro ferve di attività e di lavori antici e per alcuni vesi immutati dal tempo e dalle tecnologie.

Ci sono tanti uomini in cantiere. Uomini di tutte le età per lo più marinai, con la pelle cotta dal sole e una tuta bianca  e la mascherina per proteggersi dalla polvere e dal gelcot che gocciola. Ci sono anche un paio di donne che fanno carena o lavano le cime. Ci sono quelli che fanno carena, che riparano il timone, che stuccano la resina della coperta, chi sale in testa d'albero partendo già da tre metri di altezza... è un cantiere a tutti gli effetti, ma con il sapore di sale e di artigianalità.

E tra chi lavora di brugola, martello, pennello e olio di gomito mi ci sono messa anche io. In tuta, dopo trenta secondi ero bianca come un fantasma. Sono salita a tre metri dal suolo su una scala pericolante per atterrare su un pozzetto riflettente come uno specchio. Ho visto per la prima volta cosa è una barca grezza. Un enorme guscio di alluminio marchiato Ovni privo di ogni accessorio, sverniciato fino a farlo splendere e rimandare la luce soffusa del capannone. Scivoloso e per buona parte coperto di polvere. Al suo interno ho ritrovato il consueto arredamento quasi con sorpresa. Era ancora più strano vedere le rifiniture perfette  in contrasto con l'esterno. Poi ci siamo messi al lavoro. La sfida era riucire a smontare completamente la colonna del timone. Unica cosa che poteva rimanere intera era la parte meccanica dell'albero. Il meccanismo che permette di trasformare il movimento circolare della ruota nel movimento del timone.

Armati di istruzioni neanche montassimo un mobile dell'Ikea abbiamo cominciato con il capire di quali e quanti pezzi è composto l'occetto della nostra sfida. Poi... azione. In una mezz'ora abbiamo visto due anni di schifezze accumulatesi nel sotto pozzetto e abbiamo svitato 4 bulloni con annessi controbulloni, rigorosamente da attaccare stando sdraiati a terra sulla pancia cacciando la faccia nella polvere. Poi abbiamo scoperto che c'erano una decina tra cavi e fili elettrici che tenevano ancora insieme il tutto. senza dimenticare il braccio di trasmissione del timone. In dieci minuti il secondo era sistemato. Per capire invece come sfilare i fili elettrici degli strumenti ci abbiamo messo una buona mezz'ora. Ognuno andava seguito fino alla sua fonte e studiato per capire come sfilarlo senza danneggiare tutto.

Detto così sembra un lavoro pallosissimo, ma in realtà ero affascinata scoprendo gradatamente le componenti e la mecchanica del timone, degli strumenti e della preziosissima bussola. Perchè ovviamente abbiamo smontato pure quella! Il giorno che si rompesse qualcosa saprei esattamente dove mettere le mani. (sempre che osi farlo....)

Alla fine dopo una strenua lotta col silicone anche l'ultimo cavo è stato sfilato e la sfida vinta. Da bianca io ero passata a grigia ed avevo anche fatto un corso accelerato di aspirapolverologia, ma la soddisfazione era enorme! A metà dell'opera ci era successo di perdere un paio di rondelle e un dado nella polvere. Di doverli cercare rovistando nello schifo e di decidere quindi che era ora di far pulizia. Un modello da cantiere di aspirapolvere ci attendeva invitante a terra tre metri più sotto. Per modello da cantiere intendesi vecchio modello da casa riadattato e in parte funzionante. MA ...senza sacchetto! (ecco perchè non avevan pulito gli operai!!) Urgeva derapata in velocità al Mercatone con campione di sacchetto. Troppo facile. Per trovare il nobile sostituto nel marasma dei sacchetti disponibili servivano modello e marca dell'elettrodomestico. Panico, telefonata di conferma, non hanno il modello. Scelta drastica: prendo il più simile e pure il più caro. Andava alla perfezione.

Alla fine il giocattolo era tutto bello smontato. Oni pezzo era stato messo da parte con i sui bulloni riavvitati in parte per  non perderli e il resto insacchettato con il nome della zona di appartenenza. Ogni filo elettrico aveva il cartellino con positivo e negativo e il suo strumento di appartenenza. Un lavoro preciso insomma.  Bello il lavoro di cantiere! Mi sentivo una grande, un draghetto dei lavori meccanici. erano le otto di sera, ma mi sarei messa subito a far carena.

E la soddisfazione è stata enorme quando l'amico che ho aiutato, misogino fino al midollo quando si tratta di donne e barche mi ha fatto un complimento. Per averlo aiutato in un lavoro da uomini e per aver trovato il modo giusto di smontare la bussola. 

Da questo weekend non potevo aspettarmi di più. 

posted by MasterAndDisaster 18:28 | commenti (5)

venerdì, 22 aprile 2005
 

Copio Incollo una comunicazione avuta da un'amica.

Da un articolo del Sole 24 Ore: spiega tre cose importanti:

1 - In Europa non è obbligatorio, per le merci importate da paesi  extra-UE, l'indicazione del paese di origine;

2 - Gli intelligentissimi politici che sono a capo del Parlamento Europeo hanno il DUBBIO se sia utile o meno istituire l'obbligo di tale indicazione per tutte le merci importate in Europa;

3 - Tali intelligentissimi individui hanno istituito un sondaggio via internet per sapere da imprese e da privati se sia utile istituire questo obbligo.

Il problema è che questo sondaggio è sconosciuto penso a chiunque. Siccome la mancata indicazione del paese d'origine può comportare alcuni spiacevoli effetti come:

- comprare carne che si pensa italiana invece è thailandese e ha il morbo della mucca pazza (è successo, anche recentemente, a Milano);

- comprare medicinali con il marchio CE pensando siano europei invece sono cinesi (CE sta anche per "China Economy", ci hanno clonato il marchio);

- comprare frutta e verdura che si pensa coltivata in un agriturismo toscano invece è un prodotto OGM canadese;

- comprare vestiti anche di marche famose che si pensano fatti in Italia  (e si paga per questo uno zero in più) invece sono stati prodotti nelle Filippine da bambini di nove anni;

per questo e per tanti altri motivi di morale, etica, politica, economia, ho ritenuto di inviarvi il link al sondaggio in modo che, se volote , potete dire la vostra opinione in merito al Parlamento Europeo che, anche sulla base di questo sondaggio, deciderà se istituire l'obbligo di  indicare la provenienza delle merci sui beni importati in Europa.

Se la cosa vi interessa particolarmente, vi chiedo anche di farlo girare il più possibile, perchè scade il 30 aprile.

http://europa.eu.int/yourvoice/forms/dispatch?form=401&lang=IT

posted by MasterAndDisaster 08:19 | commenti (2)

giovedì, 21 aprile 2005
 

Troppe teste

Vorrei urlare oggi come tutta la settimana.

Essere nominata de facto responsabile di un progetto internazionale al tuo primo anno in una multinazionale. Senza un minimo di formazione alla spalle. Averne tutte le fila, sentirne tutte le lamentele dei clienti e tutti i problemi di produzione. Sapere che è un prodotto in cui sui può credere e cercare di convincere 15 uomini di questo. Senza dovergli promettere prestazioni equivoche perchè vendano. Sentire anche che lì va bene anzi a meraviglia! Capire dal mercato quale può essere la via giusta. Sviluppare un'idea affidatami dal mio Capo, sgrezzandola, integrandola, raffinandola, valutandola da vari punti, imparando da chi già lavora in quella direzione e partorendo, sì partorendo, finalmente una scaletta operativa. Indire una riunione per esporre il tutto e discutere lo step successvo.

Scoprire che la persona chiave del progetto, il direttore vendite ha fissato nello stesso giorno, alla stessa ora tre appuntamenti diversi. Oltre alla tua riunione, che sarà ovviamente riinviata. Nel frattempo essere chiamata dal tuo nuovo Capo a "pranzare assieme" e dover ingoiare i bocconi raccontandogli tutto il progetto e la tua esperianza di tre giorni sul campo solo per  sentirsi dire: Secondo me la cosa va impostata diversamente. Adesso ricomincia da capo e utilizza due agenzie invece di una, spendi il doppio dei soldi che già non hai e comunque il pacchetto di vendita non farlo perchè devi solo vedere quelli che sono i risultati del test.

Trovare dopo pranzo il Direttore vendite che ti aspetta per dirti che lui vuole scegliere con quali clienti sviluppare il progetto, che i pacchetti di vendita devono essere assolutamente predisposti e dobbiamo costringere il cliene a comprarli e che comunque lui non c'è per tutta la prossima settimana anche se il progetto va spiegato a clienti e forza vendita.

Pensare che ormai di quel progetto non riconosci più nemmeno il nome e che deve ancora arrivare il parere del marketing. Che non capisci come mai sei project manager se sei l'unica che non può dire ne decidere nulla. Che perfino tua madre dice che è giusto che tre persone ti impongano tre cose diverse sulla stessa scelta e poi messe davanti all'assurdità della cosa rispondano: "fai quello che dico io". Che sempre tua madre: "se capitano ste cose tutte a te un motivo ci deve essere, sei tu che te le chiami"

Ma una sola cosa ti  resta di questo progetto splendida, inequivocabile, ineluttabile: LA RESPONSABILITA'.

posted by MasterAndDisaster 16:29 | commenti (1)

mercoledì, 13 aprile 2005
 

Sopravvivenza

Questa settimana sopravvivo. Quasi dimentico di appartenere al mare, quasi sento le radici che dalla terra tentano di bloccarmi. Poi guardo la bandiera della Canottieri e calcolo l'angolo del vento con l'asta. Vento da Nord, freddino. Il sole entra a inondare lo schermo. Chiudo tutte le icone e guardo sul desktop l'immagine di uno spinneker gonfio.  Però non riesco a sentire l'odore di mare...

posted by MasterAndDisaster 16:50 | commenti (8)

giovedì, 07 aprile 2005
 

Vevey- Svizzera

Nel programma di un'agenzia turistica di Perugia leggo la descrizione della cittadina che ospita la sede principale della "mia" multinazionale:

Generalmente Vevey viene associata a Montreaux. Questa zona che va da Losanna a Montreaux passando per Vevey viene denominata come l’aristocratica “Costa Azzurra” del Lago Lemano. Qui il Lago disegna i suoi paesaggi più romantici, protetto amorevolmente dalle Alpi e punteggiato da un a fitta schiera di vigneti a terrazza tanto curati, puliti e ordinati da sembrare finti. Chi va in queste cittadine o e' un turista o un dipendente della ........ A Vevey c'e' la sede della multinazionale dell'alimentazione (proprietaria di quasi tutti i prodotti alimentari, anche italiani; un colosso.) La sede e' nel Palais ...... opera famosissima di Tschumi. Non vi piace? pochi metri piu' avanti e trovate la villa Le Lac di le Corbusier. Paese strano Vevey. Toh! C'e' una chiesa che sembra russa. Ma e' russa! Alla fine dell'800 l'aristocrazia russa passava le vacanze qui (Gogol, Dostoevskij e Cajcovskij) e quindi la chiesa ortodossa pote' ivi stabilirsi. Per vedere Durer, Rembrandt, Corot e svizzeri contemporanei si visiti il cabinet des estampes. Sempre sul lungolago si trova l'alimentarium: indovinate di chi? Esatto! Della ........! Lo si puo' visitare e ripercorre la storia dell'alimentazione dall'800 ad oggi. Interessante la sezione dedicata alle abitudini alimentari degli altri popoli. Ma non si vive di solo pane! Famose sono le vigne (ed i vini, per lo piu' bianchi) della zona. Vevey è anche l' amatissima cittadina dove Charlie Chaplin viveva con la sua famiglia nella zona di Corsier.

Orbe, un tempo conosciuta come Urba; la cittadina e' situata su una collina, sopra un'ansa del fiume omonimo (fantasia: poca) e davvero poco è rimasto dell'epoca dei pellegrinaggi mentre la parte storica vera e propria e' testimoniata dai resti del castello, gia' residenza medievale del re di Borgogna. Altri pezzi storici della zona sono quattro antiche dimore gentilizie con padiglioni a mosaico rappresentanti soggetti mitologici e di vita agraria. Anche questa da vedere. In ogni caso e' consigliata la sosta a Yverdon.

Si insomma a parte noi.... una noia!!!!

posted by MasterAndDisaster 14:11 | commenti (10)

 

L'Era degli SMS, si migliora

Stamattina alle 6 ricevo il secondo SmS dalla Prot. Civile:

"X enorme afflusso da mercoledì ore 22 chiuso accesso code x saluto Papa. Venerdì per funerali stop traffico Roma; area San Pietro piena: schermi in piazze e Torvergata."

 

posted by MasterAndDisaster 08:29 | commenti (2)

mercoledì, 06 aprile 2005
 

L'Era degli SMS e dell'informazione a prova di scemo

Ricevo questo SMS oggi sul mio cellulare:

PROT.CIVILE: "Se vai a Roma per omaggio Papa usa mezzi trasporto collettivo. Preparati a code organizzate ma molto lunghe. Caldo di giorno fresco di notte. X info isoradio 103.3"

......informazioni essenziali direi!!

 

posted by MasterAndDisaster 14:58 | commenti (2)

martedì, 05 aprile 2005
 

Non sono cattolica e penso che "morto un Papa se ne fa un altro" ma devo essere sincera che guardando quest'uomo e il suo sorriso aperto, accogliente, mi manca l'uomo straordinario che era.

Banale commento, forse stupido ma è il mio modo di ricordarlo. Come uomo.

 

posted by MasterAndDisaster 11:27 | commenti (1)

 

I promessi sposi 2

Leggo sul blog di NinaPinta che Carlo e il Rottwailer hanno dovuto rimandare le nozze perchè fissate lo stesso giorno del funerale del Papa. E' bello sapere che i miracoli del Papa continuano ancora... Spero che qualche altro segnale dall'alto li convinca ad annullarle proprio. Magari la Regina prende una botta in testa e cambia idea proprio durante il funerale.....

posted by MasterAndDisaster 10:58 | commenti