lunedì, 25 luglio 2005
Drink Burn
Il classico filmone d'amore e d'umorismo con Richard Gere e Julia Roberts finisce. Per fortuna. In tv non c'era niente di meglio. Sto distrattamente preparando gli abiti per domani quando colgo con la coda dell'occhio delle immagini che ricordano molto quelle di uno degli ultimi attentati di Sharm el Sheik. Ma non si tratta di un telegiornale, forse è l'inizio di un altro film? Guardo meglio. Si vede un appartamento che brucia, ma senza la violenza di un'esplosione, poi dei locali alla moda pieni di fiamme con dei ragazzi che tranquillamente entrano ed escono come se il fuoco non esistesse. Poi un auto arriva lungo la strada, anche questa in fiamme, e ne escono ragazzi che allegramente bruciano vivi bevendo il nuovo energy drink del momento: Burn!
Sembrano scene di un un attentato a Londra e sono invece uno spot. Cosa è successo alle grandi agenzie di pubblicità? Siamo così a corto di idee originali e geniali da usare perfino le stragi e gli attentati per vendere un drink? La pubblicità già di per se è un mondo di favola dove tutto è possibile e di solito bello. Una delle regole di base della costruzione di una favola, da cui deriva la pubblicità moderna, è la sospensione dell'incredulità. Quel processo per cui si sospende il giudizio critico su quello che sentiamo e vediamo e per un attimo ci si crede. Per capirci nella favole consideriamo perfettamente plausibile che gli animali parlino e che il gatto abbia gli stivali. Nella vita reale sappiamo che questo non esiste. Con la crescita della pubblicità, dei media, e del vero o finto basta che se ne parli il confine della sospensione dell'incredulità si è allargato anche alla realtà e, a volte peggio, ha mischiato finzione e fatti.
Ma è possibile snaturare così tanto l'essenza di una strage e di un attentato fino a farlo sembrare parte quotidiana e normale di una serata mondana tra giovani? E' possibile mostrare a ragazzini e adulti persone che mentre bruciano vive si divertono e bevono?
Già i film hanno reso sottile il confine tra realtà e finzione, il wrestiling ha trasformato il fare a pugni e la violenza in un gioco, mostrando ai bambini in prima serata che darle di santa ragione al tuo vicino, o nemico che sia, più di tanto non fa male. Già ci sono bambini, ragazzi e talvolta anche adulti che perdono il controllo e replicano nella realtà le "scene da film". Ma se ne è già parlato sto ripetendo solo discorsi già fatti.
allora ecco la novità. Ora la pubblicità ha tolto l'aspetto drammatico e doloroso anche dell'attentato, della politica del terrore, portandola al paradosso della normalizzazione, anzi del mezzo per rendere tutto più divertente. Ormai, sembra uscire dal "piccolo schermo" una società, i giovani che non riescano a sentire più il dolore, la violenza, la tragedia. Neppure quando gli passa vicino. Forse è perchè arriva così quotidianamentre, costantemente nella nostra vita che viene per forza normalizzato? Forse può essere considerato una estrema forma di protesta per dire che anche se l'attacco e le esplosioni sono sempre in agguato sopravviveremo, non verremo consumati dal fuoco della paura , ma andremo avanti a vivere la nostra normale vita , a Roma , Londra e in Egitto? Forse. Ma allora potrebbe essere un spot di Pubblicità Progresso e non di un drink energetico.