giovedì, 23 febbraio 2006
Thailandia, un paradiso sottomarino
Nel sud della Thailandia si cela un'oasi sottomarina di straordinaria bellezza: è la recente scoperta del Wwf,
che ha localizzato un paradiso di 270 ettari, con più di 30 diversi tipi di coralli e 112 specie di pesci
(fonte Repubblica.it di oggi)
lunedì, 20 febbraio 2006
Pisellino
Chissà se qualcuno di voi si ricorda di Pisellino. Uno degli uomini di cui ho avuto il piacere di raccontare su questo blog e uno dei più assurdi mai conosciuti. Uno di quelli che dopo avergli detto in faccia: "Mi interessi così poco che ti ho perfino preso in giro per un'intera serata con gli amici che si sono divertiti a rispondere ai tuo sms d'amore" ha avuto il coraggio di rispondere: " Ma stanotte mi lasci dormire con te?" Beh ecco. E' spuntato fuori dal nulla. Con una telefonata a distanza di due anni. A cui ho chiuso il cellulare. Non contento ha inviato questo sms:
"So di essere scemo a scrivere a te sta cosa., mi hanno tirato pacco per la notte e cerco ospitalità... se per caso vuoi fare un'opera pia te ne sarei grato"
La risposta è stata la via delle Opere Pie di Trieste.
Beh sapete cosa? Il giorno dopo sperava pure di fare colazione con me!!!!!
Dite che non sono stata abbastanza chiara?
giovedì, 09 febbraio 2006
Bora Nera
Adesso no, non voglio più difendermi
supererò dentro di me gli ostacoli
i miei momenti più difficili per te.....
.....quest' inverno finirà
fuori e dentro me...
...con le sue difficoltà...
(Eros Ramazzotti-I belong to you)
per nessuno in particolare, per me stessa, perchè col nuovo anno le cose sono cambiate anche se non così tanto come avrei sperato. Ma l'inverno finirà.
domenica, 05 febbraio 2006
Una filosofia di vita
Questa mattina mi sono svegliata nella mia casa piena di luce e di sole, ho guardato fuori il Mare e ho sentito la Bora bussare insistente alla finestra. Quasi volesse entrare anche lei a dividere con me pane imburrato e caffè della moka nuova, quella caffettiera che ancora non si capisce se il caffè verrà bene oppure una ciofeca. Da una mensola faceva capolino il giornale illustrato della Barcolana 2005, custodito gelosamente da ottobre, ma mai aperto, o letto per la solita cronica mancanza di tempo. Istintivamente lo prendo in mano, lo sfoglio mentre aspetto il profumo del caffè che esce e poi, con il vassoio della colazione e il giornale mi dirigo decisa verso il mio bel lettone per un'altra mezz'oretta di relax sotto il piumo caldo.
Leggo questo bell'articolo di Mauro Covacich e penso che devo assolutamente trascriverlo, perchè rende davvero l'idea di cosa mi manca di Trieste quando sono via per lavoro. Ok, le parole non sono le mie, ma le prendo in prestito, sperando che l'autore non me ne voglia, perchè davvero non si potrebbero descrivere meglio il mio Mare e la mia città.
"Me lo chiedono spesso quando scoprono che sono triestino. Cosa ti manca di più di Trieste? Il mare, rispondo subito. Il mare per i triestini non è l'acqua salata che bagna il Molo Audace, non è spiaggia ombrelloni, coccobello coccò, il mare per i triestini è una filosofia di vita. La sua accessibilità, ad esempio-un'accessibilità unica tra le grandi città italiane, parcheggi, oltrepassi la siepe e sei sugli scogli- lo rende domestico, abituale, un lato della stanza. Andare al mare a Trieste non è una gita, è uno spostamento minimo da una parte all'altra della casa- non a caso i triestini non dicono vado al mare, dicono vado al bagno-. Le brandine portate in vespa, gli infradito in ufficio, la borsa col costume sempre pronta (che magari avanza una mezz'oretta), gli autobus sempre pieni di vecchi abbronzatissimi, Trieste ha il mare dentro, nelle vie, nella gente. Il che esprime, della città, tutto quel lato caldo, morbido, levantino e anche un po' picaresco che fa da contro canto al rigore, alla sobrietà e alla frigida eleganza della Trieste asburgica. C'è una precisa filosofia di vita in quel mare dentro. C'è una forma di edonismo antico, di piacere per le cose semplici, di salute mentale. Basta farsi un giretto a Barcola d'estate per accorgersene, meglio verso il tramonto, quando la gente prende l'ultimo bagno prima di tirar fuori dalla borsa frigo l'insalata di riso, le melanzane impanate, l'anguria e godersi una cena da principi sui tavolini da picnic. Sotto i Topolini e, di più ancora, in Pineta, sono accampate decine di piccole tribù che non vanno a Porto Rotondo, non salgono sul panfilo di Briatore, eppure non sembrano soffrirne minimamente. Sono famiglie che passano le ferie a Barcola, che stanno fino alle dieci di sera a giocare a carte, coi bambini addormentati nei canotti, e poi si ritrovano di nuovo l'indomani alle nove per la colazione al chiosco. Ma il mare dentro non si esprime solo d'estate, quando la città trasloca a Barcola, ne più ne meno di Rio a Copacabana. Anzi, forse è nel resto dell'anno che si capisce meglio il rapporto che i triestini intrattengono con le Rive e la Costiera. La stagione balneare infatti è solo uno dei modi possibili di vivere la propria "marineria". I triestini al mare ci vanno a giocare a piattini d'inverno, ci vanno a guardare quei pazzi chefanno il windserf nelle mattine di bora, ci vanno a litigare con la morosa, a discutere di lavoro, a mangiarsi un panino, a scaldarsi le ossa nelle nicchie delle docce sotto il sole di novembre, ci vanno a portare il cane, a correre, a passeggiere, ci vanno, imbaccucchati come echimesi, a regatare... i triestini al mare ci vanno trecentosessantacinque giorni all'anno per un sacco di ragioni, ma poi alla fin fine, per l'unica vera ragione di sapersi lì in sieme a lui."